World Diamond Council (Concilio Mondiale dei Diamanti)

Considerando l’incremento delle violazioni sui diritti fondamentali dell’uomo, le violenze e le atrocità commesse contro le vittime innocenti nei paesi centro africani produttori di diamanti la federazione mondiale delle borse dei diamanti e l’associazione internazionale di fabbricanti tagliatori di diamanti hanno unanimemente deciso con una risoluzione nello storico incontro di Anversa di luglio 2000 di istituire un nuovo grande organismo per combattere questi gravi avvenimenti e quindi è nato il World Diamond Council.

La risoluzione ha previsto che nel World Diamond Council erano da includere rappresentanti non solo dell’industria diamantifera mondiale ma anche dei governi rappresentanti i paesi produttori, unitamente ai governi delle maggiori nazioni del mondo che giocano un ruolo economico di grande rilievo incorporando anche i settori dell’alta finanza e delle banche internazionali.

Il mandato del World Diamond Council è lo sviluppo, l’incremento, la direzione e la supervisione di un sistema attraverso cui il controllo dei diamanti grezzi dalle aeree produttive ai mercati internazionali attraverso anche il controllo finanziario delle transazioni potesse prevenire qualsiasi illiceità e creare una barriera insormontabile contro il terrorismo ed il riciclaggio di denaro sporco, non solo per proteggere l’industria di diamanti ma per riaffermare i diritti fondamentali dell’uomo e l’azione della comunità economica diamantifera contro i cosiddetti blood o conflict diamonds.

Eli Izhakoff il presidente onorario della federazione mondiale della borsa dei diamanti fu eletto presidente del World Diamond Council con consenso unanime riconoscendogli grandissime doti diplomatiche, di leadership, di visione profonda, di capacità organizzativa e di alta negoziazione politica.

In settembre dello stesso anno con l’accordo di tutte queste entità economiche, sociali, bancarie finanziarie, governative e di rappresentanza di settore si incontrarono formalmente a Tel-Aviv dove fu stabilita la linea di condotta di governo per combattere il tragico fenomeno dei conflict diamonds. Successivamente una grande coalizione venne formata associando le organizzazioni governative finalizzate ad avere un’azione più incisiva e penetrante. Quando si iniziò subito dopo l’incontro di Tel-Aviv attraverso un’approfondita ricerca, fu evidenziato che l’entità percentuale del grave problema dei conflict diamonds era pari a circa il 3/4% dell’intera produzione dei diamanti grezzi. Era imperativo procedere con un sistema di controllo e certificazione che eliminasse alla base ogni possibilità di far passare da tutti i canali sia industriali che finanziari operazioni che influivano negativamente sull’intera industria diamantifera, sulla sua immagine e quindi sulla vera tutela dei consumatori.

Da ciò nacque il Kimberley Process. Il Kimberley Process, sistema di controllo e certificazione in collaborazione con i governi, le industrie, le organizzazione governative, le banche ed i sistemi finanziari tutte rappresentate dal World Diamond Council, vide la luce nell’anno 2000 a Kimberley (famosa area mineraria del Sud Africa). Si vide immediatamente che questo sistema di autocertificazione emesso dai governi firmatari (51 governi, inclusa l’Europa come un Governo) cominciò ad avere successo. Infatti il sistema subito incrementato affinandolo nei metodi e nelle tecniche di applicazione tali che nessun commerciante tagliatore e comunque facente parte del mondo dell’industria dei diamanti potesse fisicamente ricevere partite di diamanti che non fossero accompagnati dal certificato emesso dai Governi, accompagnato dall’autocertificazione in fattura, elementi indispensabili per poterli immettere nei mercati.

Il risultato di tutto ciò è stato che nell’arco di 5 anni l’entità numerica di queste violazioni è passata dal 3/4% allo 0,02%.

Il ruolo quindi del World Diamond Council di cui Eli Izhakoff è il Presidente e Gaetano Cavalieri è il CFO hanno saputo gestire ed indirizzare un sistema così complesso di operazioni che hanno portato ad un risultato talmente considerevole che la stessa assemblea generale delle Nazioni Unite nella seduta del 23 dicembre 2005, ha ritenuto di approvare unanimemente una risoluzione per la grave questione dei cosiddetti conflict diamonds di cui sia Izhakoff che Cavalieri hanno espresso grande soddisfazione.

Per la prima volta nella storia il sistema pubblico ed il sistema privato hanno operato in una tale simbiosi da eliminare alla radice i problemi che affliggevano l’industria diamantifera. Si dimostra che sul piano globale tale collaborazione ed il dialogo sono i migliori strumenti per raggiungere obiettivi comuni.